TORONTO – La chiusura del Community Review di Winnipeg significa che 200.000 famiglie non potranno più beneficiare di un giornale comunitario gratuito consegnato direttamente alla loro porta. Significa inoltre che più di 800 persone che distribuiscono il giornale, insieme alle loro famiglie, saranno colpite. Si tratta di un errore evitabile che non avrebbe mai dovuto verificarsi. Come siamo arrivati a questo punto? La risposta è complessa.
Innanzitutto, il mercato della stampa dei volantini pubblicitari in Canada è fortemente concentrato. L’azienda con sede a Montréal, TC Transcontinental, occupa una posizione dominante sul mercato, anche grazie a uno scambio di attività approvato nel 2012 dal Bureau de la concurrence (l’autorità canadese per la concorrenza).
In secondo luogo, politici municipali e provinciali hanno adottato regolamenti ambientali che, nonostante le buone intenzioni, hanno avuto conseguenze impreviste. L’ex sindaca di Montréal, Valérie Plante, ha approvato un regolamento municipale che ha portato alla fine della distribuzione del Publisac (un sacchetto di plastica contenente volantini pubblicitari e un giornale comunitario). Diverse province, tra cui il Manitoba, hanno imposto contributi legati alla responsabilità estesa del produttore sui giornali stampati. Il premier dell’Ontario, Doug Ford, ha preso la saggia decisione di esentare i giornali da questo tipo di tassa mascherata, che avrebbe comportato la perdita di posti di lavoro nel settore giornalistico.
In terzo luogo, il principale responsabile è Canada Post. TC Transcontinental, che distribuiva il Publisac porta a porta in Québec, ha stretto una partnership strategica con Canada Post che, in quanto società della Corona, non era soggetta ai regolamenti municipali. Le due organizzazioni hanno aggirato la nuova normativa della sindaca Plante distribuendo, attraverso il servizio postale nazionale, un pacchetto selezionato di volantini chiamato Raddar. A differenza del Publisac, Raddar non comprendeva un giornale comunitario. Nel frattempo, nell’ambito di questa vicenda, l’editore Métro Média e le sue oltre 30 pubblicazioni iperlocali — tra cui 17 giornali cartacei — hanno cessato le attività.
In collaborazione con Canada Post, TC Transcontinental ha recentemente esteso la propria offerta Raddar a tutto il Canada. È noto che Canada Post — che ha il mandato di «applicare tariffe postali eque e ragionevoli» — offre a TC Transcontinental tariffe inferiori rispetto a quelle proposte ai giornali comunitari. Nel proprio interesse, la società della Corona ha di fatto escluso i giornali comunitari — i suoi concorrenti del settore privato — dal mercato della distribuzione dei volantini, riducendo notevolmente la concorrenza in questo settore.
Non è la prima volta che gli editori di giornali comunitari subiscono la pressione esercitata da Canada Post nel mercato della distribuzione dei volantini. Dal gennaio 2024, i giornali comunitari contenenti inserti commerciali non sono più esentati dal programma Consumers’ Choice di Canada Post, che permette ai canadesi di rifiutare la ricezione della «posta indesiderata». Canada Post ha preso questa decisione senza consultare le parti interessate né realizzare un’analisi degli impatti economici e sociali, e non ha riconosciuto che i giornali comunitari — con o senza inserti pubblicitari — non sono «posta indesiderata»; rappresentano invece un bene sociale.
La chiusura del Community Review di Winnipeg, avvenuta nello stesso momento della rivelazione di 30,8 milioni di dollari in bonus distribuiti in Canada Post, non è passata inosservata agli editori di giornali comunitari di tutto il Paese.
Che cosa dovrebbe fare Ottawa?
Innanzitutto, Joël Lightbound, il ministro responsabile di Canada Post, dovrebbe garantire che la società della Corona tratti i giornali comunitari in modo equo e offra loro tariffe paragonabili a quelle concesse a TC Transcontinental.
In secondo luogo, il Comitato permanente per il patrimonio canadese della Camera dei Comuni dovrebbe organizzare delle audizioni sul ruolo che Canada Post può svolgere nella sostenibilità dei giornali comunitari, assicurandosi che questa relazione sia basata su una partnership piuttosto che su un approccio predatorio e parassitario.
Quando una comunità perde un giornale, come il Community Review di Winnipeg o le pubblicazioni di Métro Média in Québec, il vuoto informativo che ne deriva può spingere i cittadini a cercare le proprie notizie presso fonti meno affidabili — come l’intelligenza artificiale e i social media — creando divisioni all’interno della società. Senza un controllo sulle amministrazioni locali, la corruzione, la cattiva gestione e gli sprechi di denaro pubblico spesso prosperano, con il rischio di provocare un aumento delle tasse municipali e dei costi di finanziamento.
Non sono stati i grandi monopoli tecnologici stranieri come Google e Meta a causare la chiusura del più grande giornale comunitario del Manitoba. È stata Canada Post.
E non è che non fossimo stati avvertiti…
Trent’anni fa, nel suo esame del mandato di Canada Post, George Radwanski raccomandò che il servizio postale smettesse di distribuire posta non indirizzata indesiderata (cioè volantini pubblicitari), concludendo che la società della Corona adottava pratiche inappropriate che creavano una concorrenza sleale per imprese private come i giornali comunitari.
In qualità di ex direttore capo del Toronto Star, Radwanski conosceva bene il settore dell’informazione. Sottolineò che Canada Post sottraeva attivamente entrate pubblicitarie all’industria dei media e avvertì correttamente che il monopolio sulla distribuzione della posta concesso dallo Stato non avrebbe dovuto servire a compromettere la salute finanziaria dei giornali.
Una democrazia sana richiede un ecosistema sano di mezzi d’informazione comunitari. Ripristiniamo condizioni di concorrenza eque e ristabiliamo la concorrenza nel mercato della distribuzione dei volantini prima che altri giornali comunitari chiudano i battenti.
Articolo di Paul Deegan (nella foto qui sotto), presidente e amministratore delegato di News Media Canada
(Traduzione in Italiano – dall’originale in Inglese – a cura di Marzio Pelù)
