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Chernobyl, l’allarme degli scienziati ucraini: “35 anni dopo il disastro si rischia un nuovo incidente”

Marzio Pelù, May 7, 2021August 25, 2023

KIEV – 35 anni dopo il disastro, il Reattore 4 della centrale nucleare di Chernobyl sembra essersi “risvegliato”. E secondo gli scienziati c’è il rischio di un nuovo incidente, seppur meno grave di quello avvenuto nella notte del 26 aprile 1986 quando l’impianto esplose rilasciando nubi radioattive che raggiunsero anche l’Europa e la costa orientale del Nord America. A riportarlo è un articolo della rivista ‘Science’ (eccolo qua: ‘It’s like the embers in a barbecue pit.’ Nuclear reactions are smoldering again at Chernobyl) nel quale si legge che nelle masse di uranio sepolte nel reattore numero quattro della centrale nucleare di Chernobyl esploso nel 1986 sono riprese reazioni di fissione nucleare e che gli scienziati del governo ucraino stanno cercando di capire se queste reazioni si esauriranno da sole o se sarà necessario un intervento per scongiurare un incidente.

“È come se ci fossero tizzoni in un barbecue” ha dichiarato a ‘Science’ Neil Hyatt, chimico dei materiali nucleari all’Università di Sheffield. I sensori hanno registrato un numero crescente di neutroni, segnale di una reazione di fissione nucleare, in arrivo da una delle stanze inaccessibili del reattore, la 305/2, ha a sua volta spiegato Anatolii Doroshenko dell’Istituto per i problemi di sicurezza degli impianti nucleari (ISPNPP) di Kiev. “Ci sono molte incertezze, ma non possiamo escludere la possibilità di un incidente”, ha aggiunto il suo collega Maxim Saveliev, precisando che “il conteggio dei neutroni aumenta lentamente”.

Cosa sarebbe accaduto tecnicamente? Quando si è sciolto il nucleo del reattore, le barre di uranio usate come combustibile, il loro rivestimento di zirconio, le barre di grafite e la sabbia si sono riversate, come lava, nella cantina dell’ingresso del reattore dove si sono pietrificate in quello che viene definito “Fcm” (Fuel containing material) in cui si trovano 170 tonnellate di uranio irradiato. Il ‘sarcofago’ costruito intorno al reattore un anno dopo l’incidente aveva lasciato passare l’acqua piovana, acqua che rallenta i neutroni e quindi aumenta la probabilità di uno scontro con l’uranio, quindi di generarne altri a catena attraverso la fissione del nucleo dell’uranio. In coincidenza con forti piogge, il contatore dei neuroni segnava picchi, ma poi tornava ai livelli normali.

Il nuovo ‘manto’ (nella foto in alto, l’attuale copertura del ‘sarcofago’) avrebbe dovuto proteggere il reattore anche dall’acqua, e così ha fatto, ma in alcuni punti i neutroni hanno ricominciato a crescere, arrivando quasi a raddoppiare in quattro anni, in corrispondenza della stanza 305/2. L’ipotesi è quella che con l’asciugarsi dell’Fcm, siano più facili gli scontri fra neutroni e atomi di uranio. Se così fosse, la reazione di fissione potrebbe accelerare anche esponenzialmente, arrivando a rilasciare energia nucleare in modo non controllato. “Non come quello che è avvenuto nel 1986”, sottolineano gli scienziati ucraini: sarebbe contenuta, ma potrebbe comunque far crollare alcune sezioni non stabili dell’edificio, rilasciando polvere radioattiva nella nuova struttura di protezione.

Come agire? I livelli di radiazione in 305/2 impediscono di avvicinarsi, quindi si sta pensando di sviluppare un robot in grado di resistere alle radiazioni intense abbastanza a lungo da praticare fori negli “Fcm” dove inserire cilindri di boro, che funzionerebbero come barre di controllo, per assorbire i neutroni. Ma ci sarebbero anche altre due area dove gli ‘Fcm’ hanno il potenziale per diventare critici. La soluzione migliore sarebbe quindi quella di rimuovere gli ‘Fcm’ e conservarli in un deposito geologico. Entro settembre, con l’aiuto della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo, l’ ISPNPP mira ad avere un piano completo per farlo. Ma , come sottolinea ‘Science’, non sarà un’impresa facile seppellire i resti irrequieti del reattore.

Nella foto sotto, l’impianto di Chernobyl nei primi giorni di maggio del 1986, dopo l’incidente

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