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Tre donne: Corot, Van Gogh e Picasso

worldwide journalists, August 27, 2021August 25, 2023


Quali donne e quale fortuna inesprimibile: l’una, immigrata, in giro per le strade di Parigi ballando e suonando il tamburello, nel suo costume ciociaro, diciottanni; l’altra americana, capitalista, cultrice d’arte, resa immortale da Picasso e la terza, moglie di un postino, madre di tre figli, proletaria, tramandata ai posteri da Van Gogh! E quali le ragioni e motivazioni che hanno stimolato i tre titani dell’arte verso queste tre donne? 

L’una è Agostina, modella, una pesca in fiore, in cerca di artisti per i quali posare, da poco arrivata a Parigi dall’Italia: Corot in quegli anni intorno al 1860 ormai avanti negli anni, è un artista conosciuto e affermato, i suoi paesaggi e vedute sono famosi e ricercati nel mondo dell’arte: ora a questi soggetti vuole aggiungere lo studio della figura umana, della donna in particolare. E inizia la ricerca delle figure che più lo ispirassero e quindi la sua presenza nei luoghi di incontro delle modelle dislocati nella Parigi artistica dell’epoca. E il primo incontro felice è con Agostina, che aveva intrapreso l’attività di modella di artista a Roma, originaria di un paese vicino. E negli anni 1858-60 inizia il rapporto con Corot che si rivelerà proficuo e ricco per entrambi: la prima opera che esegue con Agostina nel suo abito ciociaro poeticamente assemblato è sicuramente ‘Ciociara col mandolino e tamburello’ e immediatamente dopo, tre splendidi nudi nei musei di Ginevra, di Washington e di New York. Il rapporto durerà dodici-tredici anni con la creazione di almeno venti opere con Agostina protagonista e qui vogliamo ricordare e far ammirare quello che è considerato uno dei capolavori più celebrati: ‘La lettura interrotta’ (92,5×65,5 a Chicago).

J. B. C. Corot: La lettura interrotta, 92,5×61, Art Inst. Chicago

Gertrude Stein, sorella dello studioso Leo, americani ed ebrei, che trasferitisi a Parigi, furono i primi nel 1905 ad acquistare le opere del giovane Picasso che ventiquattrenne, superato il cosiddetto periodo blu della miseria e della disperazione, aveva iniziato quello rosa, più ottimista e fiducioso, che incontrò notevoli riconoscimenti: i due fratelli acquistarono quella che è considerata la prima opera del periodo rosa e cioè la ‘Ragazza nuda col mazzo di fiori in mano’, venduta in asta recentemente ad un prezzo incredibile, allo stesso prezzo incredibile, circa cento milioni di dollari, al quale era stato aggiudicato qualche anno prima la seconda opera del periodo rosa e cioè il favoloso ‘Ragazzo con la pipa’. I fratelli Stein furono i più appassionati dell’artista a favorirne l’ascesa e il riconoscimento: molte le opere che loro stessi acquistarono negli anni a venire. Picasso in questi anni iniziò il ritratto di Gertrude in riconoscenza delle attenzioni e della promozione: si racconta che Gertrude posò 85 volte davanti all’artista che non riusciva a definire e ad individuare la fisionomia da darle. Il quadro, completato dopo non poche ricerche e tentativi, oggi è una delle opere di richiamo del MET di New York.

P. Picasso: Gertrude Stein, 100×81, MET, New York

Altre le vicende di Van Gogh che portarono alla realizzazione di una ulteriore icona dell’arte occidentale, “La ninna-nanna”. Van Gogh, sempre dai rapporti difficili e scostanti, offriva tutto se stesso e i propri affetti incondizionati quando si imbatteva nella umanità che corrispondeva alle proprie inclinazioni. E ad Arles, in Provenza, nel 1888, fu la famiglia del postino Roulin che lo attirò e stimò e dimostrò buoni sentimenti nonché protezione e assistenza.

V. Van Gogh: Ninna nanna,92,7×73,7, MET, New York

La famiglia Roulin gli rimase legata e affezionata per tutta la sua breve esistenza sia ad Arles, sia a St.Rémy sia a Auvers-sur-Oise. E Van Gogh realizzò i ritratti dei tre figli del postino, ne realizzò sei-sette del postino stesso rendendone la immagine nota in tutto il mondo dell’arte e della moglie Augustine dipinse sei quadri altrettanto famosi, affascinato da questa madre che seduta culla il neonato, “La Berceuse”.

Michele Santulli

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