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Comites, un flop annunciato. “Pochi iscritti a votare, colpa del governo italiano”

STOCCARDA – Si avvicinano le elezioni dei Comites, i Comitati degli Italiani all’Estero, ed emerge che sono in realtà pochi coloro che si sono iscritti per votare il prossimo 3 dicembre: per poter esercitare questo diritto era infatti necessario iscriversi entro il 3 novembre scorso e l’hanno fatto soltanto in 177.835 su un totale di 4.975.299 di iscritti all’Aire, l’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero. 

Nel dettaglio, si sono iscritti a votare 61.448 Italiani residenti in Paesi europei (su un totale di 2.686.431), 94.997 in America meridionale (totale 1.559.591), 11.575 in America settentrionale e centrale (totale 451.186) e 9.815 in Africa, Asia, Oceania e Antartide (totale 278.091). “Più di quelli che votarono alle precedenti elezioni”, ha detto Luigi Maria Vignali, direttore generale per gli Italiani all’Estero della Farnesina, fornendo i dati durante la trasmissione “L’Italia con Voi” su Rai Italia, alcuni giorni fa.

Ma i numeri non lasciano spazio a dubbi: la partecipazione sarà bassissima, ovunque nel mondo. E proprio su questo aspetto verte l’approfondita analisi contenuta in una lunga lettera che il dottor Tommaso Conte, a nome del Comitato dei Presidenti InterComites Germania, ha inviato al ministro degli Affari Esteri, Luigi Di Maio, al segretario generale della Farnesina, Ettore Sequi, ed al segretario generale del Cgie (Consiglio Generale degli Italiani all’Estero), Michele Schiavone, dopo averla “condivisa all’unanimità – spiega lo stesso Conte – con i membri dell’Intercomites Germania, 11 presidenti Comites e 7 rappresentanti del Cgie”.

Il dottor Tommaso Conte, portavoce Comitato Presidenti InterComites Germania

Ecco la lettera integrale inviata dal dottor Tommaso Conte.

Gentile Signor Ministro Di Maio,

converrà con noi che l’espressione del voto rappresenta il momento più alto della partecipazione democratica di ogni cittadino. Nel 1946 l’Italia ha riconosciuto l’universalità del diritto di voto e per la prima volta donne e uomini ebbero indistintamente diritto di voto attivo e passivo, questo resta per l’Italia un momento di grande progresso e di civilizzazione.

Nel 2000 arriva a compimento un ulteriore progresso legislativo: ai nostri connazionali all’estero iscritti all’AIRE è stato riconosciuto il diritto di partecipare attivamente alle scelte di propri parlamentari residenti nella circoscrizione estero.

Il diritto al voto per gli italiani all’estero nel 2015 fu subordinato, in via sperimentale, all’opzione di voto; il governo decise di proteggere il voto nella circoscrizione estero da eventuali brogli e metterlo in sicurezza. Questa sperimentazione è stata fallimentare e fautrice di squilibri normativi, ai quali la rappresentanza di base e quella intermedia (Comites, Intercomites e CGIE) ha chiesto insistentemente di porre rimedio! Si è trattato di un errore madornale, reiterato anche per le elezioni Comites del 3 dicembre prossimo. I brogli elettorali sono ancora argomenti di cronaca parlamentare di questi giorni. Le ripetute istanze, nonostante incessanti richieste sono rimaste disattese.

L’indisposizione dei governi che si sono succeduti nella XVIII legislatura a risolvere questo vulnus, contenuto in detta norma e a modificarne l’applicazione con la sua seconda applicazione, ha prodotto una deflagrazione di grande intensità, calpestando la dignità dei principi e dei diritti universali degli italiani all’estero. Ne emerge un forte segnale di insensibilità e di ignavia nei riguardi dell’intera comunità degli italiani all’estero.

Il governo che Lei rappresenta, con l’ausilio dell’amministrazione della Farnesina e di gran parte dei 18 parlamentari eletti nella Circoscrizione Estero, hanno deciso di far svolgere comunque le elezioni dei Comites, pur conoscendo i limiti legislativi e operativi della rete consolare, alle prese con ritardi amministrativi e senza un solido progetto organizzativo per permettere agli aventi diritto di iscriversi numerosi sulle liste elettorali.

Da un punto di vista legislativo, le nostre Comunità non erano pronte al voto, sia per le restrizioni pandemiche, sia perché con questa modalità di voto il tempo necessario per organizzare le elezioni richiede anni di preparazione e non un paio di mesi, con strumenti digitali imperfetti e sistemi arcaici. Con largo anticipo, alla fine del 2017, il Cgie ha consegnato a uno dei Suoi predecessori, al Governo e al Parlamento, un testo di riforma che è stato scientemente congelato nei cassetti della Farnesina e del Governo.

Ricordo per aggiornarLa che, nella riunione organizzata in videoconferenza dal Cgie il 4 agosto u.s., alla quale ha partecipato il Sottosegretario con delega per gli Italiani all’estero, Benedetto Della Vedova, alla domanda posta dai partecipanti se l’amministrazione fosse pronta per l’organizzazione e per la gestione delle elezioni, il direttore Luigi Vignali affermò che “ … i consolati erano pronti ad uno scorrevole svolgimento delle elezioni, la rete stava lavorando alacremente alla perfetta preparazione e allo svolgimento delle elezioni Com.It.Es.”.

Quella risposta ci aveva lasciati increduli, perché i Com.It.Es. oltre ad avere il polso delle situazioni locali, conoscono bene le condizioni in cui versano gli uffici consolari e a quale carico di lavoro ordinario siano sottoposti. Nonostante tutte le avvisaglie e non solo quelle scaturite dal contagio sanitario, il Governo, suo tramite, incurante, ha deciso di far svolgere le elezioni dei Com.It.Es. per il 3 dicembre. Ricordiamo anche la Sua audizione a camere riunite, nella quale informò di questo appuntamento elettorale.

Su questa decisione tutti gli addetti ai lavori hanno speculato, in attesa di faziosi vantaggi, umiliando i numerosi volontari e quei rappresentanti di base, che in questi anni hanno svolto un ruolo sussidiario e di supplenza dello Stato e della rete diplomatica consolare, proprio in quei territori che rappresentano.

Si è rivelata anche una scelta cinica e bara, perché ha prodotto solo ed esclusivamente macerie nella rappresentanza degli italiani all’estero. L’esercizio dell’opzione è una modalità, a parere di molti, di dubbia costituzionalità, il cui utilizzo, dai primi risultati e in questa seconda tornata elettorale, ha creato una inesorabile distanza tra i nostri connazionali e quella che, invece, è l’espressione più avanzata di partecipazione democratica alle istituzioni nazionali italiane.

I problemi dei Com.It.Es. nascono però da prima di questa che si preannuncia una debâcle elettorale e sono legati all’insufficiente credito e al fragile empowerment che, invece, dovrebbero ricevere dal Maeci (il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale) e dagli organismi istituzionali, amministrativi e diplomatici, chiamati a interagire e fare quotidianamente squadra. Non si tratta di compiere scelte circostanziate, ma di rispettare i dettami codificati che definiscono ufficialmente i ruoli, e gli ambiti di questi organismi attivi anche con le Istituzioni locali.

L’elevatissimo carico burocratico e la bassissima libertà di programmazione delle attività, con i quali questi Comitati sono costretti a convivere, li svilisce fortemente, condannandoli a condizioni di lavoro in cui anche i piccoli numeri diventano grandi successi.

In futuro, sempre che il Governo vorrà valorizzare la rappresentanza degli italiani all’estero, nelle sue composite articolazioni – Comites, Cgie ed eletti nella Circoscrizione Estero – dovrà confrontarsi con il forte smarrimento del senso civico dei singoli cittadini, che ha prodotto rigetto, astensionismo e lontananza dalle rappresentanze consolari.

I dati degli iscritti per le elezioni dei Comites, registrano un ulteriore arretramento rispetto alle elezioni del 2015. Nel mondo, gli iscritti sulle liste elettorali del 3 dicembre sono poco più del 3,7% pari a 177.835. In Europa su 2.589.085 aventi diritto, si sono iscritti 61.448 pari al 2,37%. La reale partecipazione al voto la conosceremo solo il 4 dicembre e per definizione potrà essere solo uguale o inferiore. Il miracolo di qualche decimale in più, potrebbe scaturire dalle diverse richieste di partecipazione da registrare sulle liste aggiuntive, per sanare gli errori di registrazione degli uffici elettorali consolari.

Qui di seguito i risultati nella rete diplomatico-consolare italiana in Germania:

(cliccate sulla tabella per ingrandirla)

1001 risultano i partecipanti alla sperimentazione del voto elettronico tra Berlino e Monaco, non sappiamo quanti saranno in totale nel mondo, né quanti di questi posseggono lo Spid e potranno realmente partecipare; la sperimentazione costerà 1 milione di euro, sarà in grado di produrre risultati indicativi a fronte di questi numeri e nonostante l’ingente spesa?

Ci chiediamo e Le domandiamo se una così bassa partecipazione al voto è dovuta a mancanza di interesse o piuttosto all’incredulità, da parte di chi è già iscritto all’Aire, di doversi iscrivere ancora una volta? Non lo sapremo mai perché il programma di iscrizione Fast It, soprattutto nelle ultime settimane è diventato fortemente instabile e impraticabile; non lo sapremo perché le caselle di posta elettronica dei consolati erano piene e non permettevano ulteriori iscrizioni online.

Abbiamo ancora presente le dichiarazioni espresse il 4 agosto dal direttore generale Luigi Vignali e l’auspicio della Dgit di coinvolgere almeno il 10% del corpo elettorale, un obiettivo ambizioso se considerato all’allora corpo elettorale riferito ai 6,2 milioni di iscritti all’Aire, per la cui partecipazione era prevista una spesa quantificata in 8 milioni di euro.

Su cosa era stata stimata la partecipazione al voto del 10%, evocata come un mantra in tutte le interviste autopromozionali dal direttore generale Luigi Vignali? Quali erano i presupposti e le aspettative delle iscrizioni con Fast It, e l’impatto mediatico e informativo dei social network? La Dgit ha investito risorse pubbliche per alimentare questi sistemi informativi.

Ci sono forti dubbi sull’efficacia e sulla tempistica della strategia promozionale delle elezioni. Gli 8.000.000 di euro stanziati per le elezioni ordinarie più uno per la sperimentazione, rappresentano la prima prova che la risposta del direttore Luigi Vignali al rappresentante del governo il 4 agosto: “Siamo pronti”, era priva di fondamenta e prefigurava un vero e proprio bluff, una mossa degna di un giocatore di poker professionista. La carta giocata? Quella della prevedibile scarsa partecipazione al voto! Prevedibile perché, col senno di poi, si deduce che gli odierni risultati erano anche “auspicati” da parte della Dgit. Se a differenza di quanto verificatosi, la partecipazione degli optanti avesse raggiunto la metà degli aventi diritto, i fondi stanziati dalla manovra finanziaria del 2019 sarebbero stati insufficienti e i consolati totalmente grippati. Certamente il Parlamento, a settembre 2021, non avrebbe messo a disposizione fondi aggiuntivi nella manovra correttiva di bilancio.

A questi problemi programmati e organizzativi, si aggiunge il carico di lavoro dei consolati, impegnati nel disbrigo dei servizi giornalieri e di pratiche arretrate, che in Germania registrano liste d’attesa per il rilascio dei passaporti o delle carte d’identità tra i sei e gli otto mesi! Come si fa ad asserire che i Consolati sono pronti ad assolvere compiti straordinari come le elezioni Comites, mentre non sono in grado di assolvere a quelli ordinari come il rilascio dei documenti personali e dei certificati?

Da parte di questo Intercomites, l’affermazione “siamo pronti”, allora come oggi, viene percepita al limite dell’offesa, al contempo traducibile: “a nulla contano le lamentele sui disagi rappresentati da Comites e Cgie”, ma, in verità è la prova provata della mancanza di polso e di conoscenza delle realtà locali, che sono cosa altra e diversa delle statistiche e dei numeri, evocate nelle dichiarazioni del sottosegretario Della Vedova e trascritte nella relazione di governo al Comitato di Presidenza dell’8 novembre. Queste affermazioni dimostrano l’estraniazione completa dello spin doctor della Farnesina, dal mondo degli italiani all’estero, e di chi le ha pronunciate pubblicamente.

Rispetto alle ultime elezioni, questa volta partecipano più liste, ma semplicemente perché sono stati ridotti i numeri delle firme, ed è stata semplificata la norma per la raccolta delle stesse. Ma, i benefici consolidati sono inesistenti. Lo sbandieramento dell’aumento delle liste allarga solamente il numero dei candidati, ma non è altro che un palliativo senza incidenza sui dati finali. Alla fine della giostra rispetto alle elezioni Comites del 2015, quando i potenziali elettori erano 1 milione e mezzo in meno di oggi, mancano all’appello del corpo elettorale ben 80.000 iscrizioni. Questa è la sostanza di questa tetra esperienza, che nella vita reale si chiama “verità” e in quella militare dicasi “sconfitta”. Stiamo assistendo alla Caporetto della partecipazione delle elezioni Comites e al consapevole atteggiamento da parte della Farnesina di negare questa Waterloo, confutando i numeri e distorcendo la realtà con una narrazione da fake news tendente a rendere positive le catastrofiche iscrizioni elettorali.

Cinica e bara, pensata e ben orchestrata sembra essere, altresì, la speculazione sulla scarsa partecipazione alle elezioni Comites da parte della Dgit, che ha fatto poco per evitare questa disfatta, perciò l’Intercomites Germania chiede che i responsabili di questo inqualificabile risultato assumano le loro responsabilità e sgomberino il campo.

Anche i numeri riguardanti la comunità in Germania mettono a nudo la scarsa partecipazione al voto Comites. Solo il 2% degli aventi diritto al voto ha chiesto di iscriversi nell’elenco degli elettori. La percentuale dei reali votanti è sin da ora destinata a restare sotto la soglia del 2%!

Questo avvilente dato merita un’analisi a parte e chiediamo che lo faccia direttamente l’Autorità diplomatica, che dovrà fornirci informazioni definitive sugli strumenti utilizzati, sugli investimenti fatti, su come si è prodigata per favorire e incentivare la partecipazione dei nostri connazionali. La catastrofe dei dati delle iscrizioni rattrista tutti coloro che negli anni si sono impegnati nella costruzione dell’impalcatura della rappresentanza all’estero.

Signor Ministro Di Maio, mi viene spontanea una domanda: cosa si sarebbe fatto se in Germania invece di 13.600 optanti ce ne fossero stati 336.000 mila?

Quanto è successo fino ad oggi nella preparazione di queste elezioni, e la partita non è ancora conclusa, lascia presagire la disfatta su tutta la linea di una classe politica e la conferma del declino inesorabile di uno dei bastioni della fortezza diplomatica italiana.

Dispiace, perché con la nostra forza di volontà abbiamo fatto avanzare l’immagine del nostro Paese in Germania, abbiamo contribuito alla ricostruzione di questo Paese, facendolo diventare il più avanzato del continente europeo e abbiamo continuato ad avvicinarlo all’Italia. Non è possibile che queste qualità le abbiano riconosciute solo Karl-Walter Steinmeier e la Cancelliera Angela Merkel, che almeno una volta all’anno ci ha incontrato espressamente, per conoscere i nostri desideri e aprirci le porte dell’integrazione. Questa attenzione non ci è sempre stata riconosciuta nelle visite di stato dei nostri rappresentanti istituzionali, perché chi prepara i protocolli percepisce una Weltanschaung diversa da quella vissuta in Germania. Non ci meravigliamo ma non possiamo tacerlo.

La realpolitik tedesca ci porta ad essere pragmatici e a non prenderci sul serio più di quanto siano i fatti, però di fronte alle responsabilità pubbliche, in Germania, i singoli amministratori si dimettono per molto meno.

Per queste ragioni non siamo più disponibili ad ingoiare rospi velenosi ed assorbire la filosofia di vita del “Tirammo a campà e chi s’è visto s’è visto”. Per i gravi errori di valutazione commessi dal Governo e dalla Farnesina, sarebbe opportuno che si iniziassero a chiamare per nome e cognome i responsabili di quanto si sta verificando e coloro che si sono assunti le responsabilità di questo scempio ne traggano le conseguenze (Della Vedova, Vignali, Giovanni De Vita).

Infine nel ricordare il ruolo pioneristico dei Comites e il senso della rappresentanza che è il tratto qualificante di una democrazia moderna, Ministro Di Maio, ricordiamo che quando si parla di elezioni all’estero spesso si fa richiamo al prestigioso organismo di rappresentanza dei Francesi all’Estero, che in media viene eletto da circa il 2% di elettori, e non per questo viene meno accreditato dei nostri organismi di base. In confronto però, non ci consoliamo delle debolezze degli altri, perché quello è espressione di una storia diversa, mentre gli italiani nel mondo sono 6.5 milioni, con 80 milioni di discendenti e le nostre comunità sono state pioniere del voto all’estero, perciò le nostre responsabilità e quelle del governo italiano sono maggiori.

Con l’occasione Ministro Di Maio, Le chiediamo di seguire con maggiore attenzione le politiche per gli italiani all’estero e di promuovere quelle riforme che tanto abbiamo voluto realizzare negli anni.

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