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“Sbarcare” in Canada, un’Odissea. L’impresa raccontata giorno per giorno

Marzio Pelù, May 13, 2021August 25, 2023

TORONTO – “Sbarcare” in Canada in tempi di Covid-19 è una specie di moderna “Odissea”. Superarla è un’impresa e per farlo è necessario seguire alla lettera tutte le prescrizioni, facendo attenzione ai minimi dettagli. Altrimenti non si entra.

L’organizzazione della partenza, in particolare, è fondamentale perché si gioca tutto in una manciata di giorni. Non basta più, infatti, avere tutti i documenti in regola (passaporto per i cittadini canadesi, “pr card” per i residenti permanenti o work/study permit per tutti gli altri: i turisti non sono ammessi in nessuna ipotesi), bisogna dimostrare in anticipo di essere anche in grado di rispettare tutte le prescrizioni anti-Covid  e cioè: non essere positivi al virus, avere una prenotazione per i primi tre giorni (a proprie spese) in uno dei “mandatory hotels” inseriti nella lista del governo (qui:  COVID-19 mandatory hotel stopover: Plan and book), avere un indirizzo presso il quale si effettuerà il resto della quarantena (che dura complessivamente quattordici giorni a partire dal giorno dell’arrivo in Canada) in totale isolamento, il che significa anche avere qualcuno che porti le provviste lasciandole rigorosamente fuori dalla porta dell’abitazione.

Primo scoglio: il tampone (è accettato solo quello molecolare,  il PCR) che deve essere effettuato non prima di 72 ore dell’arrivo in Canada. Siccome il risultato di un qualsiasi test arriva, in genere, in 24 ore, restano solo due giorni utili: bisogna dunque essere pronti a prenotare, in tempi ristrettissimi, il volo e l’albergo (ai quali si aggiunge l’appartamento, per chi non vive stabilmente in Canada). È infatti inutile prenotare prima di conoscere il risultato del tampone perché se quest’ultimo è positivo… non si parte. Ci si gioca tutto nel giro di poche ore, in sostanza. Soprattutto se il volo è lungo, come per chi parte dall’Italia per raggiungere Toronto.

Una volta compiuta questa prima impresa (tampone-volo-prenotazioni), prima di imbarcarsi sull’aereo per Toronto è necessario scaricare sul proprio telefonino l’applicazione ArriveCAN nella quale vanno inseriti tutti i propri dati (compresi un indirizzo e-mail ed un numero di telefono), i motivi del viaggio e l’indirizzo esatto dell’abitazione presso la quale si effettuerà la quarantena. Dopodiché, si può volare. Ma l’Odissea è appena iniziata.

Giorno 1: l’arrivo

Sbarco a Toronto intorno a mezzogiorno, dopo un viaggio di oltre dodici ore, scalo incluso (non ci sono voli diretti Italia-Canada). Una volta sbrigate le pratiche per l’ingresso nel Paese, vengo indirizzato al laboratorio interno al Pearson International Airport per fare il secondo tampone (obbligatorio) del mio viaggio. Per farlo, devo iscrivermi al portale Switchhealt.ca attraverso il quale conoscerò l’esito del test. Una volta iscritto, il personale del laboratorio (gentilissimo) mi sottopone al tampone e mi consegna un kit per un altro tampone, fai-da-te, che dovrò fare sette giorni dopo, cioè all’ottavo giorno dall’arrivo a Toronto.

Raggiungo l’uscita, attraverso un percorso prestabilito, e trovo ad attendermi alcune hostess che mi invitano ad aspettare lo shuttle che mi porterà al “mandatory hotel” che ho prenotato prima di partire. La navetta arriva nel giro di pochi minuti e mi porta all’albergo dove faccio il check in e vengo invitato a salire nella mia camera dove dovrò stare fino all’esito del tampone fatto all’aeroporto e dalla quale potrò uscire solo per due volte al giorno, per quindici minuti, accompagnato dalle hostess: potrò decidere solo a che ora (ovviamente del giorno) usufuire del “quarto d’ora d’aria”, comunicandolo in anticipo alla reception.

La camera è bella e comoda, non manca nulla e pure il cibo è ottimo e abbondante (viene lasciato fuori dalla porta ad orari prestabiliti, per evitare il più possibile qualunque tipo di contatto): insomma, è una prigione dorata.

All’arrivo del risultato (negativo) del test – dopo un giorno e mezzo – in teoria potrei lasciare l’hotel (anche se l’importo pagato in anticipo per il tempo restante non viene rimborsato) ma decido di non farlo anche perché nell’appartamento mi aspettano, ormai, nel quarto giorno dal mio arrivo in Canada. Del resto, al momento della prenotazione, non ho avuto molta scelta: il “mandatory hotel” va fissato obbligatoriamente per tre giorni (ed è un salasso).

Giorno 4: la quarantena

Terminati i tre giorni in albergo, fatto il check out ed esco: dovrò prendere un taxi per arrivare all’appartamento dove proseguirà la quarantena obbligatoria. L’isolamento deve continuare.

Nei giorni successivi, entra in gioco applicazione ArriveCAN: ogni giorno arriva un messaggio (anche per e-mail, come promemoria) al quale devo rispondere per assicurare che sto bene e che non ho sintomi. Probabilmente, se non rispondessi mi telefonerebbero (hanno il mio numero) o verrebbero a bussare alla porta (hanno il mio indirizzo) per verificare che stia effettivamente facendo la quarantena. Ma preferisco… non metterli alla prova! Rispondo sempre e resto chiuso in casa, isolato dal resto del mondo.

Giorno 8: il tampone fai-da-te

Arriva l’ottavo giorno dal mio arrivo e, quindi, anche il momento del tampone fai-da-te. Mentre apro la confezione (nella foto sotto), mi chiedo: come faranno a sapere che me lo faccio in modo corretto?!? La risposta arriva leggendo le “istruzioni  per l’uso”: dovrò collegarmi in videochiamata con il portale Switchhealth.ca e troverò ad attendermi un’infermiera che mi guiderà, assistendo al mio tampone on line. Mi preparo (ero in pigiama da giorni, a quel punto mi vesto!) e mi collego: l’infermiera – che deve avere una pazienza infinita –  mi guida passo dopo passo, fino al confezionamento del pacco contenente la provetta con il test che dovrò lasciare davanti alla porta d’ingresso dove un corriere verrà a ritirarlo entro un giorno.

Passano altri due giorni ed ecco il risultato del test, direttamente nella mia e-mail e nel portale Switchhealt.ca: negativo! Posso uscire? No. Devo comunque portare a termine la quarantena e nei giorni successivi continuano ad arrivare, puntuali, i messaggi di “verifica” per e-mail e nell’applicazione ArriveCAN. “Hai tosse? Raffreddore? Sintomi?”.

Giorno 15: la libertà

Arriva il quindicesimo giorno. Apro l’applicazione, per capire cosa devo fare. Niente. È ripartita dall’inizio, con la fatidica domanda che avevo trovato quando l’avevo scaricata: “How are you entering in Canada?”. Grazie, ma sono già arrivato!

Ecco la “guida” ufficiale per arrivare in Canada in aereo: Flying to Canada

 

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